In alcune situazioni l’analisi video può comportarsi in maniera equivalente o addirittura essere più performante di un sensore da esterno: analizziamo tre casi.
È necessario fare una doverosa premessa: la normativa EN50131 non prevede attualmente l’utilizzo di telecamere al posto di sensori antintrusione, per cui questa disamina ha un mero valore discorsivo. Esistono però situazioni installative dove i sensori da esterno possono dare problemi. L’installatore esperto riconosce questi casi con un semplice colpo d’occhio già al momento del sopralluogo. Quando è necessario realizzare una protezione perimetrale in condizioni difficili l’analisi video può perciò diventare una valida alleata.

PRIMO SCENARIO: PROSSIMITÀ DI STRADE E FERROVIE
La prima situazione in cui vale la pena di considerare l’impiego dell’analisi video è per gli impianti situati in prossimità di ferrovie o di strade con elevato traffico pesante.
Anche in situazioni dove le distanze sembrano “sicure”, il passaggio di treni o camion può indurre falsi allarmi nei rilevatori da esterno. La causa di questi fenomeni (più diffusi di quello che si pensi) è da ricercarsi nello spostamento d’aria indotto da questi grossi automezzi soprattutto se si spostano a velocità sostenute. L’analisi video anche in questo caso è un’autentica “manna dal cielo” in quanto immune da questo tipo di interferenze.
SECONDO SCENARIO: SPAZI ESTERNI RISTRETTI

Un’altra ottima opportunità di utilizzo dell’analisi video riguarda gli spazi esterni stretti e confinanti con passaggi pedonali o carrabili: il classico piccolo giardino dove, anche al minimo, il sensore rischia di “vedere” oltre ai confini della proprietà generando falsi allarmi. Le tecnologie di un classico rilevatore da esterno (microonda e infrarosso) permettono regolazioni precise ma non millimetriche. Per evitare quindi che il sensore “sconfini” oltre la proprietà da proteggere, un valido aiuto può essere fornito dall’analisi video. Infatti, con questi algoritmi si possono creare zone molto precise di rilevazione, andando ad escludere ogni possibile causa di falso allarme.
TERZO SCENARIO: PRESENZA DI ANIMALI DOMESTICI

Il terzo caso in cui può valer la pena affiancare telecamere intelligenti a sensori da esterno è quella più probabile da incontrare per ogni installatore, ossia la presenza di animali domestici. Anche i sensori con immunità agli animali ovviamente hanno dei limiti (giustamente) e quando si trova il cliente che ha, ad esempio, dei grossi cani può essere difficile trovare il compromesso fra sicurezza e stabilità di funzionamento.
Un cane del peso di 40-50 kg non è diverso, “agli occhi” di un sensore, da una persona che cammina carponi. Del resto, se il sensore ignorasse l’animale allora non sarebbe realmente sicuro nemmeno contro le persone. Ecco che in questo frangente affiancare ai rilevatori l’analisi video può diventare davvero determinante per la qualità del risultato: dal momento che questi algoritmi si basano su prospettiva e vettori, possiamo chieder loro di discernere fra persone e animali con un ottimo livello di precisione. E anche qualora il sistema generasse un allarme improprio, potremo comunque offrire al cliente la possibilità di avere immediata conferma di cosa l’ha scatenato grazie al supporto delle immagini.
Conclusioni
Come ricordato in apertura, se vogliamo realizzare un impianto di allarme conforme alla normativa, non possiamo affidarci esclusivamente all’analisi video. Dal punto di vista meramente tecnico è invece chiaramente possibile, dal momento che questi sistemi offrono uscite d’allarme al pari di un sensore (senza considerare le integrazioni a livello di rete LAN). Di conseguenza, volendo realizzare un impianto secondo la regola dell’arte, il miglior modo di procedere sarà quello di affiancare l’analisi video a dei rilevatori tradizionali.